La vita non è un dono: riflessione sulle parole di Maria Rita Parsi
Leggendo le parole di Maria Rita Parsi, non posso che sentirmi perfettamente in sintonia con lei:
"Non ho fatto figli perché ho capito cosa vuol dire nascere. A me nessuno ha chiesto di venire al mondo e, se per tanti versi è stato molto interessante, per altri è stato disgustoso. Non considero la vita un dono ma un impegno. È una grossa fortuna se capiti bene, ma è una grossa sfortuna se capiti male."
Questa è una grande verità, semplice e crudele al tempo stesso. La vita, per troppi, è stata e continua a essere un inferno, non un regalo. Maria Rita Parsi era una grande realista, e lo sono anch’io. Basta ascoltare le storie delle persone, leggere i commenti sotto i post di psicologi e psicoterapeuti, sfogliare libri che raccontano esperienze di vita, per capire quanto spesso questa “mantra” – la vita è un dono – sia una semplificazione vuota, quasi una scusa per ignorare il dolore reale che molti vivono.
Quando sento ripetere che la vita è un dono, confesso che mi incazzo. Non perché non apprezzi la mia esistenza, ma perché questo tipo di affermazione banalizza sofferenze reali e profonde di chi nasce dalla parte sbagliata del mondo, in famiglie disastrate, di chi è vittima di abusi. Loro sanno bene che la vita può essere tutt’altro che un regalo.
La vita non è un dono e un inferno per tanti. Capire questo significa guardare la vita senza illusioni, riconoscere la sofferenza.


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