Il potere invisibile delle donne irrisolte

Maria Rita Parsi, in diversi suoi interventi, ha più volte richiamato l’attenzione su una verità scomoda: gli uomini non crescono nel vuoto, ma crescono nelle mani femminili. E quando queste mani appartengono a donne irrisolte, il danno può essere profondo e silenzioso.
La donna irrisolta è una donna che non ha elaborato la propria storia, le proprie ferite, la propria rabbia. Una donna che confonde l’amore con il controllo, la protezione con il possesso, la maternità con il potere. In nome dell’amore, castra emotivamente i figli maschi: non permette loro di diventare uomini autonomi, separati, liberi. Li lega a sé con il senso di colpa, con la paura dell’abbandono, con il ricatto affettivo.
Questo non è amore materno. È dominio.
Parsi parla di un matriarcato patologico, molto diverso dall’emancipazione femminile. Un potere femminile che non libera, ma soffoca. Un potere che produce uomini fragili, dipendenti, incapaci di assumersi responsabilità adulte o, all’opposto, uomini violenti, scissi emotivamente, incapaci di empatia.
E c’è un’altra verità ancora più difficile da accettare: le donne possono essere le peggiori nemiche delle donne.
Perché una donna irrisolta non sopporta la libertà di un’altra donna. Non tollera l’autonomia, la forza, la serenità altrui. Trasmette alle figlie modelli di sottomissione o di manipolazione e ai figli maschi una visione distorta del femminile.
In questo senso, la violenza non è solo fisica. È educativa, emotiva, simbolica. Si trasmette di generazione in generazione, finché qualcuno non trova il coraggio di interrompere il ciclo. Il lavoro su di sé, per una donna, non è un atto egoistico. È un atto etico. Perché crescere figli liberi richiede prima di tutto adulti interiormente liberi.
E forse la vera rivoluzione non è accusare gli uomini o idealizzare le donne, ma avere il coraggio di guardare in faccia anche il lato oscuro del potere femminile.

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