La mia delusione continua


Ci sono tantissimi uomini come lui — che leggendo i loro post sembrano realmente voler sensibilizzare la società sulla violenza — e poi mi deludono profondamente.

Perché finché si parla di uomini maltrattati da donne tutti annuiscono.
Ma quando si tocca il tema delle madri — non per criminalizzarle, ma per dire la verità e riconoscere che anche le madri possono ferire, e che dunque hanno bisogno di aiuto, sostegno, educazione emotiva — ecco che tutto si blocca.

Improvvisamente la coscienza sostituisce la scienza. La madre diventa “intoccabile”, “santa”, sottratta al dibattito. E senza la possibilità di parlarne, come possiamo impedire che il ciclo della violenza si ripeta?

Nel mio commento ho riportato dati e studi, non opinioni personali:

Maria Rita Parsi nella prefazione al libro "50 sfumature di violenza"  di Barbara Benedettelli scrive:

«Nell’indagine Istat del 2006 è emerso che:
– nel 30% dei casi gli uomini violenti hanno assistito alla violenza tra i genitori;
– nel 34% hanno subito violenza dal padre;
– nel 42,4% dalla madre.
Continuando a negare questa complessità, non agiamo né sulla prevenzione né sulle soluzioni.»

Paolo Crepet ha detto in un intervista:
«Non si tratta di vittime donne e assassini uomini. Ogni assassino ha dietro di sé una donna: la madre.»

Rita El Khayat nel suo libro "Complesso di Medea" scrive: - leggi 
«Anche i tiranni e gli assassini hanno avuto una madre. Cosa è accaduto in quella relazione perché diventassero crudeli, sadici, pieni d’odio?»

E leggendo i commenti sotto i post di psicoterapeuti, si parla nell’80% dei casi di madri violente.

Allora perché continuiamo a discutere solo della violenza tra adulti? 
Nessuno nasce assassino: lo diventa. Eppure invece di lavorare sulla causa primaria — l’infanzia, le relazioni, l’educazione emotiva — ci concentriamo solo sull’effetto: l’uomo adulto violento.

A questo mio intervento, la risposta è stata:

«La violenza non si eliminerà mai. È parte della natura umana. Lascerei da parte le disamine psicologiche, conta solo la coscienza.»

Ed è qui che torna la mia delusione.

Lui dice che la violenza non si può eliminare — in base a cosa? La natura umana non è violenta: nessuno nasce violento. Se togliamo dal discorso storia personale, trauma, attaccamento, sviluppo affettivo e neuroscienze … rimane solo filosofia, non prevenzione.

Ridurre tutto alla “coscienza” è un approccio limitato e antiscientifico.
La ricerca — da Alice Miller a Bowlby, da Van der Kolk a Straus — ci dice chiaramente che:
- la violenza nasce nell’infanzia
- si trasmette tra generazioni
- senza riconoscimento del trauma non c’è cambiamento
- la coscienza riflette ciò che è stato interiorizzato

Un bambino maltrattato non interiorizza empatia, ma sopravvivenza. Non impara la calma, ma l’allarme.
Non si costruisce sulla fiducia, ma sulla paura.

Quindi no: non è vero che la violenza è inevitabile. È vero che senza affrontarne le origini non potrà mai finire.

La prevenzione, l’intervento precoce, l’educazione affettiva e l’analisi psicologica non sono opzioni:
sono l’unica strada indicata dalla scienza per spezzare il ciclo della violenza.

E finché continueremo a proteggere l’immagine della madre più che il benessere del bambino, la mia delusione continuerà.

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